MISTICO HAPPEL JUVENTUS MINKIA CLUB


Il blog del tifo juventino mistico happelliano

... Guida cosmica per juventini vagabondi ...
qui la mischia è ordinata ...
qui si tengono le castagne, la sopressa de casada, il lardo ed il vino buono

... contiene espressioni di superbia,
arroganza, vi sono le parolacce e le donnine no perchè se le vede la moglie...

... il calcio per il resto è sempre lo stesso ...
22 koglioni in mutande che corrono dietro ad un pallone del kazzo ...

Se ne consiglia la visione a Juventini Superdotati ...



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lunedì 2 febbraio 2015

Buon pari a tutti



Nel nostro cammino troveremo squadre agguerrite come l'Udinese,dovremo essere pronti a queste battaglie.
Buon pari,ci aspetta un mese intenso
@OfficialAllegri


Era già scritto?
A buon intenditor poche ciccione (pelose)

P.S. Bentornato Sandrino!


martedì 29 dicembre 2009

Il ritorno di Bobby Moggi Gol


Torna Bettega evviva!!
Alleluja, io solo so quanto l'ho
atteso e quanto ho fatto in termini di propaganda: dal
portare un banner che lo invoca da 3 anni, dall'aprire
il gruppo Amici di Bettega su Facebook, dall'indicarlo
in tutto questo tempo come il "Salvatore della Patria",
il figliol prodigo, colui che torna.

Già ma dove torna e
cosa trova c'è da chiedersi
e in quest'ottica tutto il mio
entusiasmo, le aspettative di rivincita e rivalsa sono
oggi, che la cosa è fatta e ufficiale, non più rosee ma
offuscate dai più tristi pensieri.
E' strano ma è adesso
la sensazione che mi corre dentro come un brivido e
l'interrogativo - riuscirà a mettere in piedi la baracca? -
mi attanaglia da una decina di giorni, da quando dal nulla,
dal dimenticatoio, dalla zona d'ombra è riapparso con
un perentorio "Juve ti sposo per amore".
Dei suoi sentimenti c'è poco da discutere e tanto meno
da dubitare ma ho l'impressione che la "premiata ditta
simpatia" abbia voluto accontentare la piazza e l'ha fatto
"riesumando" una "bandiera" tra le più antipatiche nel
vasto mondo degli anti juventini.

Una contraddizione??
o un preciso piano per addossargli le future inevitabili
difficoltà??
In questo senso voglio mettere in guardia
il nostro Bobby dalla possibilità che possa diventare un
nuovo coperchio, un parafulmine a una gestione scellerata
e conclamata che stando ai giornali lo vorrebbe come
uomo di raccordo tra la medesima, scellerata, e uno
spogliatoio che andrebbe "spogliato" di tanti vecchi e inutili
"orpelli" e rinforzato con forze ed entusiasmo giovani.
Quali saranno i suoi poteri effettivi e in che modo potrà
muoversi è tutto da decifrare nella speranza che sappia
di suo tracciare le dovute linee per un futuro che non
sia di semplice galleggiamento ma di effettivo protagonismo.

E' difficile, io al suo posto non mi sarei immischiato con
questi,
ma non posso certo esimermi dal sostenerlo e
fargli i miei/nostri più sentiti AUGURI di buon lavoro e
BUON ANNO di rinascita.


- Zio Minkia -

venerdì 4 dicembre 2009

Ti voglio bene mamma. di 4M+1M di mammone ...




E’ il primo pomeriggio di un sabato di fine novembre.
Moglie e figlia “grande” sono in camera mia, che dormono nel lettone.
Fuori la classica giornata uggiosa, malinconica, della Bassa pavese. Nebbia, pioggerellina, poca luce. L’atmosfera crepuscolare è acuita dai notturni e polacche di Chopin, che dallo stereo in salotto, a volume medio-basso, avvolgono la sala.

Le note mi giungono all’orecchio mentre misuro e peso quei miracolosi 53 centimetri e 6 kilogrammi che si dimenano tra le mie braccia, in bilico tra la luce del giorno e le braccia di Morfeo. La guardo, la tocco, la bacio, come per fermare il tempo e imprimere per sempre dentro di me l’esatta percezione di quel peso, quella lunghezza, e i suoi respiri. Perché farò a mala pena in tempo ad accorgermene, domani è già è qui, e ormai ho la consapevolezza di come in tre anni quei 6 kilogrammi diverranno 15, non si addormenterà più tra le mie braccia, comincerà a parlare e reclamare la sua indipendenza, in un susseguirsi irrefrenabile di nuove scoperte e nuove conquiste ognuna straordinaria nella sua unicità. Ed io e mia moglie con il compito stupendo e così importante di esserne spettatori sì, ma tutt’altro che passivi.


Penso ai miei anni di liceo, ognuno di essi mi sembrava durare un lustro.
E ora questi tre anni sono volati come fossero tre mesi.

E’ una giornata importante e fortunata, la mattina abbiamo avuto conferma che la pre-iscrizione per la scuola dell’infanzia (ai miei tempi si chiamava asilo, comunque…) è stata accettata, e nostra figlia potrà crescere e studiare nell’istituto che fortemente volevamo mia moglie ed io. La direttrice convoca un’assemblea con tutti i genitori dei futuri “piccoli” di quelle classi d’asilo che riscopro saranno composte da “piccoli”, “mezzani” e “grandi”. Ci racconta come funziona la scuola, quali sono i principi a cui si ispira, le attività che faranno i bambini, e la composizione della giornata.

Il mio cuore si stringe, otto ore in autonomia, con gli altri bambini, ad imparare, a crescere, a sviluppare sempre più quella autonomia che già sta conquistando e fortemente dimostrando di cercare.


E’ il nostro compito, la nostra realizzazione sarà quella di vederla un giorno indipendente, salda sulle proprie gambe, capace di scegliere, sbagliare, rialzarsi, osare, costruire, distruggere, ricostruire, amare. Costruendosi un bagaglio di idee che non necessariamente saranno le mie, ed io dovrò essere capace di non rammaricarmene, ma inorgoglirmi della sua capacità di essere indipendente e unica come persona. Dovrò esserci sempre quando mi vorrà, cercare sempre e comunque di trasferirle i valori e i principi, perché su quelli non si può scendere a patti, ma sempre ricordando che dovrò “rispettarla”. Lei (e a ruota sarà il turno dei 6 kili che ho in braccio) è mia figlia, ma questo non può e non deve tradursi in un “mia” di cieco possesso che possa ostacolarne il pieno ed autonomo sviluppo.


Tutto questo mi turbina nella testa, questi tre anni che sono sembrati tre mesi, chissà come voleranno i prossimi. Struggente malinconia di un amore senza pari, fatto di emozioni, fisicità, e tanta responsabilità. Emozioni e responsabilità nessuno potrà mai togliermele, ma per la prima volta, forse, avverto con una fitta in tutto il suo significato la consapevolezza che ogni giorno di più, fino a quando si formerà il suo nido famigliare, quella fisicità sarà sempre, inesorabilmente, un pochino meno di quella del giorno prima…


Impugno il telefono e chiamo allora lei. Lei che fin dall’inizio della mia adolescenza ho compreso vivesse diversamente da me molte cose, e quante lotte abbiamo fatto. Lei che mi ha cresciuto, che mi teneva nel lettone a cantare il musical di “hair” e mi faceva ballare quando i tre anni li avevo io. E ha dovuto accettare tutte le mie ribellioni. Tante, perché ho sempre mal sopportato i rigidi copioni sempre cercando la mia strada, frequentemente frainteso (per la verità più a scuola che non in famiglia) come eccessivamente anticonformista e talvolta persino come indisciplinato.
Lei che oggi vedo una volta sola alla settimana, e in quell’occasione è rapita dalle mie figlie. E che in settimana, praticamente, non chiamo mai.


Evidentemente legge il mio nome sul display del telefonino, e risponde come sempre: - Amore, cosa c’è?-
- Ti voglio bene mamma.-
Era un po’ che non glielo dicevo. Non saprei dire quanto sia quel “po’”, ma ho l’improvvisa coscienza che quel “po’” sia in ogni caso decisamente e colpevolmente troppo.
Si emoziona, le spiego la mia telefonata, le si rompe la voce ricordando (tempi ben diversi) il mio primo giorno d’asilo e la sua sofferenza. E mi ringrazia, per questo “ti voglio bene” gratuito che mi dice valere più di qualsiasi regalo di Natale.
Lo ribadisco, mentre chiudiamo la breve telefonata.
Mi risponde scimmiottando il giochino che facevamo da piccoli: - ti voglio bene-, le dicevo, -io di più- mi rispondeva, ed io allora indispettito dicevo –mamma, è diverso-
Stavolta non le rispondo.
Lascio cadere la telefonata con quel “io di più”.
Ormai lo so.
Ha ragione lei.

mercoledì 29 aprile 2009

Alla fine l'importante è non prenderle.


Barcellona - Chelsea 0-0.
Partita bruttissima, ma per colpa di chi?
Di Piccolo Happel con l'Harley che sta cavando il sangue da una squadra di figurine non costruita da lui?
O del Barcellona, di un Guardiola, forte solo coi pirla e le pantegane bionde?
Dite la vostra o quel cavolo che vi pare.

giovedì 16 aprile 2009

Storie di calcio


La Pro Vercelli: «Non festeggiate per la vittoria di 100 anni fa»
ENRICO DE MARIA
TORINO
Dopo aver festeggiato il secolo di fondazione della società, l’Inter si prepara a celebrare il centenario del primo scudetto vinto nel 1910: tra i progetti, una nuova maglia, bianca, con banda orizzontale nerazzurra e il colletto del calcio pionieristico. Ma, per qualcuno, l’Inter, dovrebbe celebrare con un profilo basso. Storie di cento anni fa, ma che il pallone non ha ancora dimenticato. E che l’attualità ha riportato a galla. Perché, raccontano le cronache sportive dell’epoca, quello scudetto fu conquistato dopo uno dei rari spareggi post-campionato a spese non della Pro Vercelli titolare, che aveva concluso il torneo appaiata all’Inter, ma della quarta squadra delle bianche casacche formata da ragazzini tra gli 11 e i 15 anni. Una storia che, a un secolo di distanza, ancora fa discutere Vercelli: se la Pro avesse affrontato lo spareggio ad armi pari, avrebbe potuto stabilire il record di scudetti consecutivi: sei. E si sarebbe aggiudicata, oltre a quelli del 1908 e 1909, quelli del 1910-11, 1911-12 e ‘12-13.

E, nel Dopoguerra, avrebbe vinto i tornei del 1920-21 e 1921-22. Il torneo 1909-10 è il primo in cui lo scudetto viene assegnato con un girone all’italiana a nove squadre. La Pro, campione in carica, è favorita: supera in casa Andrea Doria e Genoa e va a vincere 4-1 in trasferta sull’Inter. Ma poi qualcosa s’inceppa nel meccanismo delle bianche casacche e, il 19 dicembre 1909, i tifosi assistitono alla prima sconfitta casalinga, 1-2, con l’Inter. Alla conclusione dell’ultima giornata, le due squadre si trovano appaiate in vetta a quota 25. La Juve è staccata di cinque punti, il Toro di otto, più lontane Milan e Genova. Per l’assegnazione del titolo, si ricorre allo spareggio, che si disputa a Vercelli perché la Pro vanta la miglior differenza reti. La Federazione propone alle contendenti tre date: 17 o 24 aprile, oppure il primo maggio.

La Pro Vercelli sceglie quest’ultima data perché il 17 aprile ha alcuni giovani atleti, ancora studenti, impegnati in un torneo scolastico e il 23 tre giocatori, Milano II, Innocenti e Fresia, devono giocare con la rappresentativa del 53° Reggimento Fanteria nella Coppa del Re. Sembra pacifico che la data dello spareggio debba essere il 1° maggio. Ma l’Inter accusa la Pro di prendere tempo e chiede di giocare il 24. La Federcalcio le dà ragione. La risposta della Pro è sferzante: scende in campo la quarta squadra di ragazzini dagli 11 ai 15 anni. L’Inter si presenta a Vercelli con la formazione-tipo. Il pubblico si limita al mugugno. A stringere la mano al capitano dell’Internazionale Fossati c’è Sandro Rampini, futuro super-cannoniere dell’ultima Pro scudettata. Ha una lavagna in mano, la consegna al rivale: «Così non perdete il conto dei gol che ci farete». Finisce 10-3 per i milanesi. È lo scudetto che l’Inter vorrebbe onorare con la maglia celebrativa. La notizia non è stata accolta nel migliore dei modi a Vercelli, dove adesso la Pro si barcamena in Seconda Divisione. Ma il vice presidente Pino Bianco, interista, tenta una mediazione: «Per le prossime celebrazioni vorremmo ospitare i brasiliani del Palmeiras, cui andammo a far visita nel 1914. Sarebbe bello organizzare a Vercelli un triangolare, un risarcimento».

da la stampa

martedì 31 marzo 2009

La Prima Volta.



Ebbene si. E' stata la mia prima volta. Quella che non si dimenticherà mai. Ora so cosa vuol dire. Mi dispiace il modo e i tempi. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Radici & Fasioi, ha avuto vita breve, ma intensa. Ma è scivolato sulla pipì di un nipotino alieno. Troppa sicurezza, direte voi. No, solo voglia di raggiungere il limite.

Ora sa quale è il limite: I Vecchi.

Una volta, il limite, era non parlare bene della società, ma bensì idolatrare la Triade e farla diventare la SS. Trinità. Ora la Triade è passata in secondo piano. Qualche scaramuccia, ma più per motivi editoriali che ideologici.

Ora la parola d'ordine è salvare I Vecchi per cacciare Ranieri. E' ovvio. Con le cariatidi non avremmo vita facile, ogni anno in più è un regalo per gli avversari. E Ranieri deve fallire.
E allora dopo aver bruciato Palladino, ora bruciamo Giovinco, chiuso da DP e dal Ceko. E lo dice uno che a Giovinco non ha risparmiato critiche, talvolta feroci. Ma allo stesso tempo ho notato che il ragazzo si sta dando da fare e sta rispondendo alle attese. Ma ora dovrà far posto al ceko. Così vuole il popolo degli amici bianconeri.

Le Zavorre non si toccano: Nedved, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi. Storia della Juventus del recente passato, ma pur sempre passato. Nedved lo ha capito ed ha annunciato il ritiro, DP fa buon viso a cattivo gioco, Trezeguet ha provato a dire la sua ma è stato cassato sul nascere e Camoranesi sta alla finestra (dell'ospedale).

Ora il buon Rajola, mangiata la foglia che dal ceko non mungerà più un cent, cerca di fare casino, è il suo stile, è bravo in questo. Percui non c'è da meravigliarsi, se si fanno avanti i servi sciocchi, quello che davanti ad un gol cambiano opinione fingendo che il Ceko sia il nuovo figlio del vento.

Loro la chiamano riconoscenza, io la chiamo incompetenza e sono benevolo.

Di Pavel voglio mantenere vive nella memoria le grida di giubilo e non gli insulti beceri perchè lo vedono arrancare per il campo come un ronzino bolso. Non se lo merita, ne lui ne noi.

Ma ora torniamo minkioni e raccontatemi la vostra prima volta, che non deve essere per forza sessuale, ma c'è sempre una prima volta.


Il fu Radici & Fasioi


venerdì 27 marzo 2009

Calcio nelle palle 3 - Maradona: "Pelè ha perso la verginità con un uomo"



Il ct della nazionale argentina replica pesanremente alle accuse del brasiliano
ROMA
Uno dice che l’altro è un cattivo esempio, l’altro gli risponde tirando in ballo storie personali più o meno note.

Se Pelé quindi dice che Diego Armando Maradona è un cattivo esempio per i giovani per i suoi trascorsi con la droga, il ct della nazionale argentina replica ricordando che O'Rei «ha perso la verginità con un uomo».

Una storia per la verità che in passato è circolata più volte, ma sentirla dalla bocca di Maradona ha fatto trasalire i cronisti che hanno assistito alla conferenza stampa tenuta dal Pibe de Oro alla vigilia del match contro il Venezuela per il girone sudamericano di qualificazione ai Mondiali di Sudafrica 2010.

mercoledì 18 marzo 2009

NERAZZURRO TENEBRA

So che è roba vecchia, ma l'ho trovata cercando il link del pezzo "Il fumo fa bene"
La ripropongo sapendo di fare cosa gradita ai tanti amici rancorosi tifosi di serie C...

NERAZZURRO TENEBRA

di Alessandro Gilioli Moratti-Tronchetti Provera.jpg

Questa intervista è stata pubblicata sull'Espresso col titolo Pasticca Nerazzurra. Alla sua pubblicazione Giacinto Facchetti era ancora in vita (g.d.m.)

Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio.

A che cosa si riferisce, Mazzola?

«Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno "il caffè" di Herrera divenne una prassi all'Inter».

Cosa c'era in quelle pasticche?

«Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...».

Suo fratello?

«Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...».

A chi si riferisce?

«Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...».
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A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.

«Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia [Il terzo incomodo], che ha portato al processo di Roma».

Perché?

«Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità».

Ma lei di Facchetti non era amico?

«Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti».

Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni?

«Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...».

Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?
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«Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...».

De Sisti smentisce di essersi dopato.

«"Picchio" in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...».

E alla Lazio?

«Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno».

Altre squadre?

«Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?».

Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...

«Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio».

Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...

«Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così».

E oggi secondo lei il doping c'è ancora?

«Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...».

I ragazzini?

«Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto».

Pubblicato Aprile 22, 2007

mercoledì 11 marzo 2009

ARIPIJAMOSE, o della sindrome post-eliminazione


in questo giorno di mestizia il mio pensiero va al fratello Jonico solidale con me in questi giorni della minkia.......

ARIPIJAMOSE


per tutti coloro che ....
1) vogliono tutto e subito vi chiedo quando è stata l'ultima volta che avete avuto modo di gioire in europa (a parte il signor mister che con rafa qualche soddisfazione se l'è tolta - - a prop. scusami se non ti ho fatto gli auguri di buon compleanno qualche giorno fa..... te li rinnovo adesso anche se con colpevole ritardo)
.
2) la dirigenza ci sta guidando verso un futuro pregno di soddisfazioni abbiate pazienza.... lo so è dura dover aspettare e accontantarsi di partecipare.... ma questo era l'antico motto di un famoso mangiarane, mai passato do moda.... pensate se tifavate Toro....
.
3) quanto mi piacerebbe rimanere fuori di tetta ---
nel senso che in questo blog per fortuna non ci si prende troppo sul serio....
.
4) contro la sfiga niente può ed ieri sera ne abbiamo avuto l'ennesima riprova.... l'arbitro gli assegna una punizione fantasma e pam il guascone fa un paratone ma insinua il dubbio nei compagni e in se stesso e sul tiro successivo devo dare atto a Mariello è rimasto piantato per terra 2 volte la prima sul tentativo di deviazione finito sulla traversa e la seconda quando nn è stato abbastanza reattivo a buttarsi su quella palla un Sereni qualsiasi ieri sera se lo mangiava ad essien.... (e poi sambuchino che cazzo l'unica cosa che sai fare è correre e corri a proteggere il tuo portiere invece nada.... quindi sfiga e inettitudine - pessimo binomio)
.
5) tablesse oblige
oggi è un altro giorno e ieri sera (grazie carca la macumba ha sortito effetto) sono dovuto davvero scappare sulla tablesse
mardepanza oceanico...
.
6) BP l'ultimo dei tifosi sempre e comunque vicino alla squadra....
.
7) mi fa male pure lo stomac
.
8) me lo sentivo che uscivamo
.
9) grande pavel portatore sano di diverse commozioni.... cerebrali, femorali e lacrimali
.
0) che Kiulo U Carca - ha risparmiato più lui per questa eliminazione che la società in premi partita se avessimo vinto la CL
.
!) arrivederci Roma

SJ

nella foto: SJ al lavoro stamane

venerdì 6 marzo 2009

Will all live in a wine submarine ...


Dedito fino a qualche anno fa alla spasmodica ricerca di una compostezza ed equilibrio difficili da eguagliare, il mio buon papà, che ieri ha compiuto gli anni, ha sempre cercato di trasmettermi questa dote. Celebre in famiglia il suo continuo ricorso al proverbio cinese “non è detto che sia un male”, il cui evidente rovescio della medaglia è “non è detto necessariamente che sia un bene”, valido sia in contesti di euforia sia in contesti di smarrimento.
Da quando è andato in pensione ed è quindi soggetto ad una marcatura passata da zona ad uomo da parte di mia madre, l’uomo è meno filosofo e molto più facilmente incline alla incazzatura…ma tant’è…

Il periodo da metà febbraio a metà marzo è particolarmente intenso per il vostro 3M, in quanto si susseguono il compleanno di mia figlia, quello di mio suocero, quello di mia cognata, quello di mio padre (appunto ieri), quello di mia madre (martedì prossimo).
Cinque compleanni nel giro di poco meno di quattro settimane.
Il portafoglio piange (poi i pavesi, si sa, sono come i genovesi e gli scozzesi, amano poco cacciare l’euro…)….tuttavia, non è detto che sia un male.
Essendo in famiglia tutti amanti del buon vino, il regalo è ricorrente.

Così, per il compleanno di mio suocero, mi sono presentato con la bottiglia su in foto riportata.
Il vino cileno ha i suoi perché per essere decantato, tuttavia i prodotti “Cavas Submarinas” hanno la particolarità che vengono fatti sedimentare in profondità nei fondali della costa oceanica cilena.
Il lieve ondeggiamento portato dalle correnti marine (mi pare si parli di 18 metri di profondità) produrrebbe così l’effetto di una maturazione molto particolare…
Il metodo ha ottenuto il brevetto internazionale ed è stato parecchio decantato in questi anni.


Il Cabernet Sauvignon mi è costato 17 €.
Alla degustazione si percepiscono nettamente sentori di ciliegia. E’ buono, niente da dire. A mio avviso difetta un po’ di personalità. Tanto per chiarirci, dà soddisfazione ma a mio giudizio non vale quella spesa. Va però esaltato il retrogusto, lievemente amabile, rotondo e molto, molto persistente…che richiama ulteriore goccetto…

Stasera cercherò una nuova ispirazione per il compleanno del mio papà.
Nel frattempo è periodo di molte cene con amici.
E di gustare buone bottiglie.
Tante.Il che, come direbbe di padre e probabilmente anche il mio fegato costantemente messo alla prova negli ultimi vent’anni…non è detto che sia un bene…


3M

mercoledì 18 febbraio 2009

Fioccano Floccari


ROMA, 18 febbraio - Niente Lazio o Roma, a fine stagione Sergio Floccari «credo che andrà alla Juventus». A dirlo è il procuratore dell'attaccante dell'Atalanta, Vincenzo Morabito, intervistato da lalaziosiamonoi.it. «La Lazio su Floccari? No, assolutamente. Io non sono stato contattato e a dirla tutta neanche la Roma si è mai interessata al giocatore - le parole di Morabito - Floccari è stato seguito molto dalla Juventus a gennaio e sembrava l'indiziato numero uno per sostituire Iaquinta, che era in partenza. Poi il bianconero non si è mosso e Sergio è rimasto all'Atalanta».

"ALLA JUVE"
- Morabito poi spiega gli scenari futuri che potrebbero delinearsi di qui a giugno per l'attaccante. «Credo che alla fine Floccari andrà alla Juventus. Loro sono molto interessati a lui e so per certo che avevano contattato con l'Atalanta anche il prezzo del cartellino. La valutazione era di 7 o 8 milioni di euro per l'intero cartellino anche perchè i nerazzurri su Sergio non accetterebbero comproprietà». L'agente del giocatore si sofferma anche sul possibile pensiero della punta nerazzurra legato al grado di gradimento di ciascuna delle tre papabili piazze. «È certo che l'Atalanta cederà a giugno Floccari - conferma - perchè sulla sua cessione si baserà tutto il mercato dei nerazzurri. Quale piazza è gradita al giocatore? Ragionandoci sopra direi che la Roma ha un sistema di gioco in cui Sergio non c'entra proprio nulla. Alla Juventus invece farebbe la terza punta, dietro Del Piero e Amauri. Nella Lazio mi viene un dubbio... Ma se realmente si cerca Floccari allora non si riscatta Zarate? Anche perchè quando una società come la Lazio punta tutto sulla coppia Pandev-Zarate non si può puntare anche su Floccari. Comunque tra Lazio e Juve il calciatore non avrebbe preferenze, partirebbero sullo stesso piano».

LA SCELTA
- Morabito tiene poi a sottolineare che la scelta del giocatore non si fermerebbe allo stipendio. «Cosa farebbe oscillare l'ago della bilancia? Certamente i programmi. Sergio guadagna 350 mila euro a Bergamo e i parametri della Lazio andrebbero benissimo per lui, l'importante sarebbe capire chi lo ha scelto e perchè. Chi sarà l'allenatore la prossima stagione ad esempio, e quanto si punti effettivamente su di lui».

tuttosquirt

nducarca: a me pare un cretino, ma lo pensavo anche di maurizzio ballerina....

martedì 17 febbraio 2009

Nuovi Cuccureddi all'orizzonte


Checcazzo, finalmente una bella notizia!!!
...qui tra pareggi, rigori, prorpietà che non vendono, allenatori che non sostituiscono, e dipartite di amici a 4 zampe si stava creando un clima commosso ma tendente al tristo.

Mitico Cuccu ci emoziona e ci lusinga leggere tale notizia qui sul JMC in diretta e in prima serata, fosse scappata ai più la ripropongo con fanfara: se DIO LO VOLE Cuccu AVRA' PROLE!!!

Ti abbracciamo tutti con affetto, e da padre di due maschi tarantolati ti auguro nonne sane, asili nido puliti, maestre preparate, una moglie energetica e instancabile, ovvero tutte quelle condizioni che sol orealizzandosi tutte contemporaneamente ti consentiranno di seguire la juve domani come ora....

firmato un padre relegato a Giustina TV....

nella foto, il mio Giovanni a 5 mesi.

lunedì 16 febbraio 2009

squilli di trombe... rulli di tamburi..... rumori di pernacchie...


squilli di trombe... rulli di tamburi..... rumori di pernacchie... ed ecco che per la gioia delle vostre orecchie siamo giunti finalmente alla settimana che tutti aspettavamo.... quella della 59a edizione di Sanremo....
Porca puttana, quest'anno c'è veramente di tutto..... ma andiamo con ordine... a condurre ci sarà il Totò irritante, l'Alberto Sordi stronzo, l'ex balbuziente... come rimpiangiamo quei periodi..... Paolo Bonolis.....accogliamolo con un coro di rutti.... rhrhrhrhrhrhhrhrhrhrhrhrhrhrhr
.......... grazie grazie...... ed accanto a lui colui che lo subisce passivamente.... in tutti i sensi.... che sarà protagonista di una canzone importante di questo festival..... Luca Laurenti.... i rutti li abbiamo usati..... le pernacchie anche.... quindi tu, Luca..... non avrai un kazzo così la smetti di dare il kulo a Paelo Paelo o come kazzo lo chiami tu..... L'unica cosa per il quale guardavamo Sanremo erano le zinne che quest'anno... boh... non si sa..... abbiamo avuto l'Arcuri..... la Falchi.... la Ferilli.....quest'anno è tempo di crisi... se ci va bene ci ritroviamo con Gegia......

Ma passiamo alle canzoni..... quest'anno ce ne sono di tutti i tipi... rock... rap.... slow.... fast..... indie..... wostie.... goulfie....... voi mi chiederete, ma che kazzo di genere sono le ultime due..... ed io.... che sono il più grande intenditore di musica al mondo vi rispondo...... KOGLIONI!!!! questi generi non esistono...... ke kazzo infatti i generi.... sono tutta una fregatura.... già immagino la scena...... c'è una nuova band.... si riuniscono e dicono.... no, dobbiamo suonare rock..... no no facciamo alternative rock..... no no no..... facciamo indie..... no ancora.... facciamo l'elettro indie...... ma io dico.... ke kazzzo di differenza c'è tra l'indie e il rock? tra il rap e l'hip hop e l'R&B e il soul e il jazz e la fusion.... ma quanti kazzo di generi ci sono???? poi uno decide di mescolare tutti sti generi.... facciamo un po' di quello un po' di quest'altro.... i sigur ros per esempio.... dio gli abbia in gloria...... allora lo chiamano post rock..... eh???? ke cazz'è il post rock? che mi rappresenta il post rock???? se ne viene magari un altro.... allora l'intervistatore chiedevoi, nuova band emergente.... che tipo di musica suonate, che genere.... ed allora già mi immagino questo giovane kazzuto che dice..... noi suoniamo il fuck off rock.... bellissimo..... cos'è?.... ce se non te ne vai a FANCULO ti spacco la chitarra in testa koglione.... così ottengo un suono nuovo......ma eravamo rimasti ai brani di Sanremo.... porca puttana..... partiamo dal più interessante... inutile girarci intorno..... quest'anno al festival uno scopre di non essere più finocchio.... porca miseria..... uno che si deve essere rotto il ka..... pardon.... il kulo ed allora un giorno ha pensato.... bè, oggi niente più banane.... da oggi solo patate..... così glielo metto io in kulo..... la canzone .... Luca era gay..... parla di Luca Laurenti.... che smette di prenderselo in kulo da Paelo o come kazzo lo chiama lui.... purtroppo la canzone ha un finale amaro..... Luca entra in un locale... pieno di donne.... ne chiama 10..... tutte a sè... se le porta nel privè... e dice.... vi scopo tutte.... finché una parla e dice..... davvero maschione..... e Luca scopre che nella sua famosa orgia dove sarebbe stato il protagonista.... finisci sì protagonista ma in modo passivo.... Povia il cantante.... dopo i bambini fanno oooohhhh... i piccioni fanno rrruuuuuu..... i ricchioni fanno AAAAHHHHHHH...... deve far molto male....
Ma passiamo agli altri... c'è Masini... porca puttana... ancora Masini.... stavolta te lo diciamo noi.... VAFFANCULO.....poi al bano.... kazzo ancora al bano..... stavolta la sua voce romperà i vetri del teatro ariston..... i gioielli delle miliardarie sedute in prima fila..... a noi invece continuerà sempre a rompere i koglioni....poi la banda dei raccomandati.... nicky nicolai e stefano di battista mandati da renzo arbore..... alexia mandata da armani..... francesco renga mandato da ambra... poi pupo... paolo belli.... e youssonìun dour..... cantano l'opportunità.... effettivamente mancata..... quella di risparmiarci ste lagne..... poi ci sono gli Afterhours..... pensare che una volta mi piacevano..... gli Afterhours.... avevo visto bene, questi qua erano già morti.... da un po' di tempo.....
Andiamo con i nostri beniamini invece....Marco Carta..... kazzo Marco Carta.... che possiamo aggiungere? patty pravo ripresa dalla bara, stesa e truccata per l'occasione.....Iva Zanicchi... che farà propaganda al premier..... per le elezioni europee..... e per finire Tricarico.... forse una speranza c'è.....il bosco delle fragole.... attenzione a non trovare i viados di Luca.....

Vittoria finale andrà...... io dico.....Patty Pravo.... kazzo rimarranno tutti a bocca aperta quando si calerà le braghe e farà vedere il suo Uccello peloso..... il premio alla carriera invece..... senza dubbio a Iva Zanicchi..... che per la serata finale rinuncerà al microfono..... e canterà la sua canzone....ti voglio senza amore..... mentre lo prende in bocca al Premier..... ke alla fine faràl'acuto finale......

Tutto molto bello anche quest'anno... lustrini paiettes...... tappeti rossi.....ma noi alla fine staremo in trepidazione..... per la sagra pesana per eccellenzza....... ovvero......per la serata degli OSCAR..... appuntamento tra qualche giorno....... che come ogni anno promette fuochi d'artificio......
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Schizofre Nico

venerdì 13 febbraio 2009

Arrivano i mostri



Il fulminato, l'uomo che da bambino cadde in una macchina di stiratura industriale, o il giovane con problemi di fegato?
Beh, pare proprio che uno di questi sia appena appena stato acquistato dalla Juve.

Secondo voi chi è tra questi il futuro vicenedved?




Io penso che prenderanno Dossena, ma tant'è...

giovedì 12 febbraio 2009

Si comprano il Torino


...indiscrezioni... verità... invidie... tradimenti.... gelosie... furti... truffe... raggiri... rapimenti... morti... travestiti... cocaina....
...state sintonizzati...

mercoledì 11 febbraio 2009

Per ora loro sono più forti di noi


VOGLIA - "Non è stata una questione di voglia, l'avevamo anche noi - ha detto il c.t. viareggino commentando la partita - loro hanno giocatori con caratteristiche particolari, tecnicamente molto dotati e con la giusta determinazione possono metterti in difficoltà. Noi - conclude Lippi - non siamo ancora forti come vogliamo diventare e abbiamo giocato un po' intimoriti".

Parole remissive di un allenatore che rende onore agli avversari, ammette l'inferiorità tecnica a parità di voglia, sbaglia la formazione iniziale e pure i cambi.

e in più cocnlude chiosando.. TRA DUE ANNI CHISSA'...

Ora, si provi ad immaginare queste stesse parole in bocca all'allenatore della Juve...

Lippi accorda la chitarra, il Cantante a Sanremo aspetta te...

venerdì 30 gennaio 2009

DELPIEROPOLI !!!


MILANO - La Juve ha perso, Del Piero vince sempre. Sua Punizione segna anche se non c'è. La grande stagione mediatica di Alex Del Piero ha raggiunto il suo apice a Udine. Perché se fa effetto diventare protagonista quando si realizzano gol straordinari, non c'è niente, quando invece si salta un turno e i presenti affondano, come farsi rimpiangere e invocare nel ruolo di salvatore della patria. «Gigante pensaci tu»: solo che dal capitano della Juventus non ci si aspettano Mon Chéri (come dal colosso che risolveva i guasti del mitico e simpaticissimo Jo Condor), ma reti e altre meraviglie. E se sabato, con il Cagliari rivelazione di Massimiliano Allegri, magari trovasse la settima punizione vincente dell'anno sociale, allora si passerebbe dal limite dell'area al limite della beatificazione. È l'anno sociale più ricco, per Del Piero, dal punto di vista dell'immagine, da quando è alla Juventus. Premesso che carta canta, cioè gol, assist, infortuni, sacrifici degli ultimi 15 anni non sono in discussione, Del Piero è come uno di quei lavoratori dipendenti (per quanto il calciatore possa rientrare nella categoria) che, dopo anni di onorato mestiere, mal sopportano di stare sotto padrone e strappano una sorta di autogestione che permetta di reggere meglio l'avanzare dell'età e allungare la carriera. Ma i fatti di Udine invitano a chiedersi se l'autogestione di Del Piero, diventata oggetto di culto e di studio, sia veramente utile alla Juve o solo a Del Piero.

Qualche cenno storico. Con Fabio Capello Alex era a rischio estinzione (bianconera). L'attuale c.t. dell'Inghilterra lo teneva in panchina, lo sostituiva, lo faceva scaldare e poi non lo faceva entrare (come succede a quasi tutti i suoi colleghi). Una domenica la folla, malgrado il successo, il primo posto in classifica, lo scudetto in arrivo, contestò il tecnico e si schierò col capitano. Capello lo utilizzava quando e dove pensava che potesse essere utile al progetto o alla partita. Come sempre. Del Piero aveva i bagagli in auto, quando arrivarono scandalo e retrocessione. La bandiera a mezz'asta tornò a sventolare. Claudio Ranieri ha una cultura calcistica simile a quella di Capello. All'inizio della stagione 2007-08 il tecnico romano cominciò a sostituire Del Piero (che non gradiva e non perdeva occasione per dimostrarlo) o, peggio, a spedirlo in panchina (perfino in un match delicato come quello di Firenze partì dalle retrovie).

Poi accaddero due fatti: Iaquinta, dopo un avvio travolgente, venne travolto da acciacchi di ogni ordine e grado mentre Del Piero non perdeva occasione per segnare (21, capocannoniere). Quest'anno, l'allenatore, in teoria con cinque attaccanti a disposizione, aveva ripensato alla stessa strategia ma si è ritrovato con la stessa situazione: Trezeguet non s'è più visto fino a mercoledì a Udine, Iaquinta ha visto più i medici che compagni in campo, Giovinco è leggero. Il fatto nuovo è un altro, però: il passaggio a vuoto di ottobre ha indebolito Ranieri, finito sotto assedio di tifosi e stampa. Del Piero ha offerto un patto per risalire, ma ha dettato condizioni. Da allora, si sceglie i turni di riposo. Ha saltato Bologna, Lecce e Udine (e prima della crisi Cagliari) ufficialmente per infortunio: si fa male solo prima di partite con squadre di medio-bassa classifica in trasferta? Non solo. È andato in panchina solo una volta, nell'unica partita che non contava nulla, l'ultima del girone di Champions (in casa) col Bate Borisov. Del Piero non fa più panchina, a meno che non lo decida lui, altrimenti sta a casa. E comunque si irrita se Ranieri prova a sostituirlo. Ma se può l'allenatore evita, ricordando la scarica di insulti ricevuta dopo Napoli per il cambio con De Ceglie. Allora, chi ci guadagna tra Juve o Del Piero? Evidentemente entrambi, se vanno avanti così. Con la piccola (?) differenza dell'inizio. Per Del Piero, comunque vada, è già un successo. Per la Juve no.

SCOMMETTIAMOCHEPOLI!!!

L’ombra delle scommesse sull’ultimo scudetto dell’Inter. In un rapporto inviato dalla polizia giudiziaria alla Procura della Repubblica di Milano, e da questa depositato agli atti, viene ricostruito per filo e per segno l’andamento delle ultime giornate del campionato di serie A 2008-2009. Si avanzano esplicite riserve sulla trasparenza delle scelte tecniche dell’Inter in quelle fatidiche giornate, quando uno scudetto ormai praticamente vinto rischiò di sfuggire dalle mani dei nerazzurri. Si critica la scelta di non schierare Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic nelle partite cruciali. E si dice, nero su bianco, che il giro delle scommesse venne avvantaggiato dalle scelte della società milanese.

Il rapporto è stato ordinato alla polizia giudiziaria dal sostituto procuratore Stefano Civardi, che indaga sulla fuga di notizie che nel maggio scorso portò sulle pagine di Giornale e Corriere della sera le telefonate tra il pregiudicato Domenico Brescia - che di lì a pochi giorni sarebbe stato arrestato per traffico di droga - e alcuni uomini di punta della squadra Campione d’Italia: tra questi, l’allenatore Roberto Mancini, il capitano Javier Zanetti, il nazionale Marco Materazzi.

Ma l’indagine non si è fermata alla caccia dei presunti responsabili della fuga di notizie. Con delega alla polizia, il pubblico ministero ha dato ordine di ricostruire cosa accadde nelle ultime giornate del campionato scorso. Con quali obiettivi? Con quali risultati? L’unica certezza è che gli accertamenti compiuti dalla polizia giudiziaria non sono stati ritenuti del tutto irrilevanti, tanto che il rapporto è stato accluso agli atti conclusivi dell’inchiesta depositati nelle scorse settimane.

Il rapporto di tre pagine è basato prevalentemente su «fonti aperte», cioè pubbliche. È centrato sulla corsa a due tra Inter e Roma per la conquista dello scudetto, sulle oscillazioni del distacco tra le due formazioni e sull’impatto che queste ebbero sul business delle scommesse. Il rapporto analizza come gli allibratori - che a partire dalla metà del girone di ritorno sembravano dare per cosa fatta lo scudetto all’Inter, tanto da non accettare più puntate sulla formazione di Mancini - riaprano le quotazioni quando il distacco si riduce, arrivando persino a fare per favorita la Roma.

Dalla lettura del rapporto si intuisce che l’ipotesi investigativa - mai esplicitata a chiare lettere, ma inequivocabile nella sostanza - è che l’Inter abbia rallentato deliberatamente la sua corsa al titolo, e che tra i motivi di questo comportamento autolesionista possano esserci rapporti di singoli tesserati nerazzurri con il mondo delle scommesse. E non è un caso che a essere chiamati in causa con nome e cognome siano due tesserati dell’Inter che risultano in contatto telefonico con il pregiudicato Brescia. Il tecnico Roberto Mancini («la strana scelta di Mancini») e il difensore centrale Materazzi, che nell’incontro col Siena impedisce al rigorista titolare Julio Cruz di calciare un penalty, incaricandosi dell’esecuzione. E sbagliando.

È chiaro che non basta così poco per accusare Mancini, Materazzi o nessun altro di essersi messi al soldo degli allibratori. E infatti - almeno per quanto risulta ufficialmente - non vi sono procedimenti aperti a carico di nessuno. Ma del rapporto impressiona la minuzia con cui si addentra nelle scelte tecniche della panchina nerazzurra. E come le inserisce in una vicenda apparentemente inspiegabile, in cui in una situazione di classifica «con un distacco totale di 10 punti, tale da far accreditare la vittoria del campionato sicura all’Inter da parte di tutti gli organi di stampa e media radiotelevisivi» fa irruzione un brusco cambiamento di scenario in cui «vi è la sensazione che la squadra dell’Inter una volta raggiunto un certo vantaggio abbia tenuto un comportamento atto a programmare un lento riavvicinamento degli avversari»

calciomercato.com di stamattina

mercoledì 28 gennaio 2009

Capitano senza riporto


dalla gazzaonline

MILANO, 27 gennaio 2009 - No, io proprio con le chiome selvagge di Camoranesi, la fascia intorno ai capelli di Ronaldinho o i cambi di look di Ronaldo non c’entro proprio nulla. Io ai miei capelli in ordine ci tengo. Anche in campo. Anche se gioco sotto a un temporale. Anche se corro in mezzo alle raffiche di vento. Tutti, persino i compagni di squadra e addirittura mia moglie, mi chiedono come faccio a finire la partita sempre pettinato. La verità è che curo molto la testa.
METODICO - Ogni mese una spuntatina dal mio barbiere di fiducia, a Como. Ogni mattina una lisciatina davanti allo specchio ma, giuro, solo con l’acqua. Non uso né gel, né creme, perché non sopporto di mettere nulla. Io sono uno preciso, in tutto, forse troppo, come dice mia moglie Paula. Sentirmi la zazzera a posto mi dà sicurezza. È una questione di immagine ma anche di carattere. È sempre stato così, anche quando ero piccolo. Intendiamoci: facevo tutte le cose che deve fare un ragazzino di 14 o 15 anni, ma con la mia acconciatura in ordine. Se avessi un ciuffo fuori posto non mi sentirei bene. Sì, confesso, è una mania. Una cosa che non sopporto, per esempio, è che qualcuno mi passi le dita tra i capelli. Non può farlo nemmeno mia moglie. Una volta un gruppo di tifosi, per festeggiarmi, mi abbracciò un po’ troppo calorosamente. Un paio di loro mi misero le mani sulla testa. O meglio, ci provarono: io dribblai subito l’assalto. Tempo fa, per un servizio fotografico, lo stylist si inventò un nuovo Javier, tutto spettinato, pieno di gel sulla testa. Durante gli scatti ero in grande imbarazzo, quasi fossi stato nudo. Quando poi mi sono rivisto non mi sono riconosciuto: quello non ero io. I miei capelli sono parte integrante della mia identità.
TERRORE - Se penso all’ipotesi di perderli… Incrocio le dita e mi auguro con tutto il cuore di no. Per fortuna, non ho calvi in famiglia, né mio padre né mio fratello. Così non credo che avrò mai bisogno di un trapianto (sarebbe una tragedia farmi mettere il bisturi del chirurgo addosso), ma neanche di tutti quei prodotti rinforzanti che si usano adesso. Se i compagni di squadra mi prendono in giro per la mia fissazione? Beh, negli spogliatoi non si risparmiano. Il più scatenato era Iván Zamorano, e pensare che è pure il padrino di battesimo di mia figlia. L’unico che mi capisce è Ricardo Quaresma, perché come me è sempre molto attento all’ordine dei suoi capelli. Mi sfottono, ma in 14 anni di Inter nessuno s’è inventato un soprannome per me. Solamente due persone al mondo hanno licenza di spettinarmi: mia figlia Sol, tre anni, e, quando sarà in grado di farlo, il mio piccolo Ignacio, cinque mesi. Posso fare uno strappo alla regola anche per i bambini della Fondazione Pupi, che io e mia moglie abbiamo fondato per assistere i bimbi poveri di Buenos Aires. Per il resto sono gentile ed educato, ma per favore non toccatemi i capelli.
Javier Zanetti
(testo raccolto da Barbara Rossi)



per la serie ognuno ha i suoi problemi...
e ogni squadra ha il capitano che si merita...
ucarca

In memoria di Gino Bramieri


"...Sulla scelta di Giovinco, potrebbero pesare pure logiche di mercato, visto che Iaquinta ha diverse richieste, e la Juve potrebbe rimediare prendendo in prestito Palladino, ora in comproprietà con il Genoa, dove andrebbe Poulsen (in prestito)."

la stampa online

n.d.ucarca: con tutta la stima e l'affetto per il leggendario Gino, che tanto mi fece ridere da bambino...